Rione Centro due
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2019

Il Palio dei Diffidati


Acqua, vento e tempesta... ma solo un Rione in festa!

Il 2019 sarà ricordato per sempre come il Palio dei Diffidati, ovvero la storia di un gruppo agguerrito in grado di vincere tutto quello che c’era da vincere: singole, generali, Palio a Terra e Palio! Ma per l’ennesima volta, per comprendere in pieno quel dominio e quella famelica voglia di vittoria va fatto un salto indietro, all’anno precedente. Se durante le torride serate di Luglio del 2018 ti fossi imbattuto tra le vie del Rione durante le prove dei ragazzi con la barca o in Sede durante le cene, avresti sentito a tutto volume quella bomba di “Where's Your Head At?” dei Basement Jaxx, una canzone che i Rondolini usavano spesso per caricarsi prima di correre: un inno alla vita sregolata, a vivere di solo istinto, niente ragione. Ed effettivamente dobbiamo riconoscere che era molto azzeccata per quell’anno dato che quel 2018 fu per noi un Palio corso come dei pazzi scatenati. Eravamo così carichi e consapevoli della nostra forza che non ci importava del resto, facevamo un gran casino, feste a non finire in un clima più vicino a quello che potresti trovare nel ponte di coperta di una nave di pirati ubriachi la notte prima di un abbordaggio, piuttosto che un Palio. Chissà perché avevamo fatto saltare il banco prima di iniziare a giocare, non c’era nessuna strategia: volevamo solo il fuoco e le fiamme. A volte l’istinto del Bronx prende il sopravvento e fu così che decidemmo che saremmo andati all’assalto, a testa bassa, senza troppi calcoli. Alimentammo un’onda fortissima e magica che, ma non potevamo controllare. Potevamo solo perderci dentro.

Per darvi un’idea di quanto eravamo carichi e fuori di testa basta raccontare al lettore che durante le prove singole uno dei nostri si lanciò come un kamikaze durante un cambio facendo cadere barca e tutti i sei portatori lanciati in corsa. Ma poco importava perché eravamo così invasati che non facemmo in tempo ad arrivare al pontile che già eravamo pronti per una secondo giro. Manco a dirlo riuscimmo a migliorare il tempo della prima prova, impresa che fino ad allora non era mai riuscita a nessuno. La nostra era insomma una forza devastante, ma senza controllo e così la settimana del Palio fu per noi un’orgia di feste fino all’alba e scontri che durarono anche la sera della consegna di un Palio che vide i nostri nemici ritirare il drappo in gran segreto per poi scappare; e fu così che dovemmo ricorrere alle care Vecchie Maniere coinvolgendo anche la giuria rea di non aver prestato attenzione alle vigliaccherie compiute alle nostre spalle durante la corsa a terra. Il lettore ci scuserà se non saremo puntuali nel riportare tutti gli avvenimenti, era stato avvertito che quell’anno i Rondolini erano abbastanza caldi e per questo tralasceremo alcuni passaggi che potrebbero urtare i più sensibili, ma le scorribande dell’armata biancazzurra, sebbene mosse da senso di giustizia, costarono a tutti i Rondolini la diffida. Questo significava che l’anno successivo saremmo stati nell’occhio del ciclone, ma soprattutto una seconda diffida avrebbe significato la squalifica.

Diciamo che il destino quel 2018 ci ricordò una cosa importante: questo meraviglioso gioco è fatto di palle e cuore sì, ma serve anche testa. Decidemmo quindi che non sarebbe passato troppo tempo dal momento in cui ci saremmo ripresi la nostra rivincita: in fondo siamo Lucci: di palle, testa e cuore ne abbiamo da vendere, si trattava solo di aspettare 365 giorni.

“Vince chi sa aspettare”

E lo facemmo! Così al Palio 2019 continuammo a cavalcare quell’onda di furore inarrestabile nata l’anno precedente, ma stavolta non fu solo quello: e così ci riprendemmo tutto, e quando diciamo “tutto” significa davvero ogni cosa. Cominciammo con il miglior tempo alle prove singole, poi vincemmo le generali, ma dovevamo ancora finire il lavoro nel nostro stile. La domenica di quel 28 Luglio 2019 iniziò sotto un cielo spietato che faceva presagire una violenta tempesta che si avvicinava inarrestabile dalle colline del Trasimeno da cui in lontananza, senza tregua, ruggivano senza sosta l’eco dei tuoni.

“Nessuno voleva correre, noi sì”.

Tutto faceva presagire una battaglia degna delle gesta dei semidei greci e in quel tipo di situazione si sa, il Luccio si esalta. Avremmo corso anche sotto una pioggia di fuoco quel giorno e così fu. Tra le onde minacciose e il lago in tempesta Alessandro e Daniele remarono con furia devastante e così fecero i ragazzi a terra mentre da tutte le parti cominciava a scatenarsi l’inferno. Più i nostri eroi in barca si avvicinavano alla riva del Pidocchietto, più la na- tura gridava il nostro furore scatenando in terra tutto la voglia di vincere tenuta in serbo lungo un anno intero. Cominciò prima un vento caldo, ma così forte da strappare le bandiere appese nei vicoli del Castello, poi fu la volta dei fulmini che iniziarono a cadere sul lago tra le barche dei nemici in difficoltà e infine dal cielo cominciò a scendere una tempesta di pioggia che apriva la strada alla nostra gloria affondando chiunque avesse voluto mettersi tra noi e il nostro destino. E così il boato della folla che accompagnava la bandiera di Elena che si infilava nella brocca si mescolò al fragore dei tuoni che illumi- navano il cielo; la calda pioggia torrenziale bagnava il drappo che si innalzava tra il mare di divise biancazzurre dando inizio all’ennesima festa senza fine di un Rione mai domo. Quel giorno venne scritto un nuovo capitolo di Storia che né la ruggine e né il tempo oscurerà e così ogni volta che vedrai in cielo un baleno o il vento soffiare senza sosta inizia a cantare l’inno di Gloria:

“Acqua, vento e tempesta, ma solo un Rione in festa!”.