1998

Assalto al castello

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"Ci sono cose che si possono comunicare solo combattendo. Per esempio, quando vuoi far comprendere a qualcuno quanto sei serio"

Abbiamo scritto la storia con il sangue. Se non siete schizzinosi, leggetela! 26 Luglio 1998, il Luccio stava cambiando la sua pelle e il glorioso gruppo dello storico poker di Bracci e Pieroni cominciava a lasciare spazio ai giovani Rondolini. Cambiano le persone, ma lo spirito del Luccio rimane lo stesso: lottare per vincere, soli contro tutti, fino all’ultimo respiro. Che quel 1998 fosse un anno pazzo lo si era capito fin da subito: al Castello erano in corso dei lavori di ristrutturazione e si doveva cambiare il percorso. Si decise quindi di correre un circuito alternativo: la discesa veniva attraver- sata al contrario percorrendola in salita, passando prima per via Don Nazzareno Tabarrini e poi il sottopassaggio recentemente costruito. Inoltre la leggenda narra che a pochi minuti dalla corsa un infortunio tra i Rondolini ci costrinse a cercare un sostituto. Venne trovato quasi per caso un giovane viaggiatore fiammingo di passaggio al Trasimeno. Quel ragazzo non parlava una parola di italiano, ma quel giorno la Storia stava per bussare alla sua porta venendo ricordato per sempre col nome de “l’olandese volante”. I rematori sono Michele Bellaveglia e Francesco Turcheria, entrambi hanno molta esperienza anche se non hanno vinto nulla finora ed a terra si corre ancora in 40. Quel giorno al pontile attracchiamo per secondi dietro al San Donato. Tocca ai ragazzi a terra a fare il resto, parte l’assalto! I giovani Rondolini si fanno trovare pronti correndo più veloci di tutti. Alla salita del Castello sono molto più rapidi del San Donato e ad ogni passo gli sono sempre più vicini, quasi possono sfiorare la poppa della barca del nemico, è il momento di combattere! All’arco raggiungiamo il San Donato e parte una lotta corpo a corpo che dura per molti secondi: le barche crollano a terra, i corpi si intrecciano, è uno scontro durissimo senza regole. Ma se c'è una magia nel Palio, è la magia di combattere battaglie al di là di ogni sopportazione, al di là di costole incrinate e ossa rotte. È la magia di rischiare tutto per realizzare un sogno, e a noi quel sogno nessuno ce lo avrebbe tolto, era chiaro e limpido come un cielo d'estate sempre blu. Quello che succede di lì a poco è qualcosa di straordinario, una trama che nemmeno la penna di un immaginoso romanziere avrebbe potuto generare, poiché è il destino a metterci difronte l’occasione di distruggere in un colpo solo tutti i nostri nemici, in un epico scontro che verrà ricordato come “L’assalto al Castello”. 

Soli contro tutti. Soli nella Gloria!

L’Oliveto, attardato e terzo fino a quel momento, raggiunge infatti i due equipaggi che si contendono il primo posto. La lotta diventa ancora più aspra, i colori si mischiano, ma chi se la cava è il Luccio predatore che apre la sua bocca famelica dai denti affilati annientando in un colpo solo i due nemici. La leggenda narra che i Lucci, aggrappati alle assi della barca del nemico bian- coverde, ne sradicarono di netto la poppa dividendo a metà l’imbarcazione biancoverde. C’è chi rammenta che alla lotta accorsero addirittura i veterani del Bronx, gli ex portatori del ciclo 1988-1991, ben addestrati agli scontri senza regole. La Storia viene di nuovo scritta dai Rondolini, le nostre care “Vecchie Maniere” ci tirano fuori dalla mischia e ripartiamo lasciando dietro tutti quanti. La battaglia è di nuovo vinta e dopo 8 anni da quel magico 1990, sorpassiamo di nuovo a terra. Ma non è ancora finita. Saltano tutti gli schemi: molti Rondolini accorsi nella lotta al Castello sono costretti a correre senza mai ricevere il proprio cambio, è una corsa stremante, ma nonostante tutto arriviamo esausti al pontile consegnando la bandiera per primi. L’impresa è ormai fatta, niente ci può togliere la vittoria e l’ultimo tragitto che ci divide dalla brocca si trasforma in una passerella di fronte a tutto il popolo bianco azzurro in festa. Il Luccio ha vinto la più grande delle lotte e siamo nuovamente Campioni! Uniti come fratelli alziamo il Palio al cielo, legati indissolubilmente da due colori e un’unica battaglia. In seguito, anche il misterioso “olandese volante”, che corse per tre cambi di fila prima di ricevere il cambio, disse che gli bastò indossare quella divisa per capire in un attimo tutto quello che significava il Luccio e il Palio delle Barche.

Per indossare questa divisa ci vuole carattere. Per questo motivo non è una divisa per tutti, ma solo per uomini speciali. Lo scudo cucito sulle spalle la rende pesante. Ricorda ad ogni Rondolino il privilegio di portare su di sé la forza e l’orgoglio del più Grande dei Rioni.

Quel fantastico e misterioso personaggio tornò più volte a Luglio nel corso degli anni, attratto da un’energia che lo riportava in quella che ormai considerava la sua Famiglia, prima di scomparire misteriosamente. Noi non lo dimenticheremo, come non cesseremo di ricordare mai gli uomini speciali che hanno indossato con onore la nostra gloriosa divisa.

Una volta dei nostri, per sempre dei nostri!