1988 - 1989

L'alba degli Dei

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“La cosa più importante che il mito ci insegna è di andare oltre ciò che noi percepiamo essere i limiti delle nostre possibilità”

Ci sono momenti in cui si crea qualcosa di magico destinato ad entrare per sempre nella storia, è un’energia che si forma quando uomini speciali si uniscono sotto ad un unico ideale. E allora l’onda d’urto si fa improvvisa e devastante. Travolge tutto e tutti, sconvolge l’ordine prestabilito delle cose, crea una cesura nel tempo e nello spazio, un punto di rottura tale che nulla dopo quell’attimo può tornare alla situazione di partenza. Quel momento è il 31 Luglio 1988 quando Simona Pampani infila nella brocca la bandiera biancoazzurra prima di tutti. Da quel giorno il Rione Centro Due e il Palio delle Barche non saranno mai più come prima. Il Centro Due del 1988 è composto da un gruppo da sogno che non ha rivali, uomini entrati nella leggenda che hanno dimostrato che quando c’è di mezzo una barca, la voglia di vincere e lottare, gli unici colori che esistono sono il bianco e l’azzurro. Il gruppo di 40 eroi del Luccio è da brividi, roba che in confronto l’elenco delle navi achee che partono per la conquista di Troia è una lista della spesa. Lo squadrone biancoazzurro dell'88 è agguerrito più che mai nonostante l'anno precedente sia stato colpito da pesanti squalifiche, come quella di  Walter Boldrini, pugile professionista e scalettista del Rione Centro Due, anima e muscoli di un manipolo di valorosi Rondolini destinati a vincere tutto. Per raccontare la nascita degli Dei dobbiamo fare infatti un passo indietro, quando nel 1987 il destino ci chiese di pazientare ancora. Forse non era ancora arrivato il nostro momento quel 26 Luglio 1987 quando, in testa con dieci barche di vantaggio nel primo tratto in acqua, il nostro remo si spezzò. Troppo forti erano le remate di Paolo Pieroni, perché tutta l’incredibile e sovrumana potenza del “figlio del Bronx” non poteva essere contenuta da quattro metri di massiccio legno di larice. Come una folgore scagliata da Zeus, capo dell'Olimpo e Dio del cielo e del tuono, Paolo spezzò in due quel remo. Ma noi, che da sempre non conosciamo resa, non potevamo di certo stare con le mani in mano. Siamo eroi, mica santi e non avremmo mai permesso di fare alzare il gonfalone agli olivetani, i nostri nemici più odiati. Fu per questo che Boldrini all’orologio si aggrappò alla barca del nemico con tutta la sua furia e, solo contro sei uomini, la scaraventò a qualche metro di distanza. Il corpo a corpo durò per tutto il percorso trascinando nell’inferno la biscia. Boldrini ed altri Rondolini vennero squalificati per ben quattro anni, ma poco importava perché sapevamo bene che eravamo i più forti e niente avrebbe potuto fermarci. E così fu!

Nessuno infatti avrebbe potuto fermare Paolo Pieroni, una furia implacabile che ha combattuto con i migliori e li ha battuti tutti. Ha mandato più gente in pensione lui che la previdenza sociale. Paolo è stato descritto come il più feroce e implacabile rematore ad aver mai messo piede su una barca; dotato di una forza sovrumana, remava senza stendersi, perché per lui era tutta una questione di braccia dalle quali esplodeva una potenza inimmaginabile per qualsiasi comune mortale. Augusto Bracci, è stato colui che ha trasformato un semplicissimo remo in uno scrigno di bellezza, il più forte di tutti o semplicemente: “L’Imperatore”. Augusto è stato la bestia iperbolica, nel senso infernale, anzi mitologico di Cerbero. Forte, indomito e spavaldo, Bracci piantava le zanne sul collo del nemico e gli staccava la testa facendola cadere al suolo come un frutto dal picciolo ormai fradicio. Era capace di invenzioni con il remo che nessun comune mortale avrebbe mai osato nemmeno pensare. Con lui, disse qualcuno: “Il Palio si eleva di tre spanne agli occhi di coloro che, sapendolo vedere, lo prediligono su tutti i giochi della terra”Augusto è stato genio e sregolatezza, il simbolo di una banda di folli che osarono sfidare l’impossibile vincendo il Palio per ben quattro anni di fila, nessuno prima ci era riuscito. Temerari che entrarono nella storia tra fiumi di vino, risse e imprese impossibili. Il 1988 fu l’anno dei ragazzi del Bronx, che spadroneggiarono al Palio per gli anni a venire, fratelli nella strada che regalarono al Luccio la sua anima più vera e profonda: forte, unito, spavaldo, ribelle, anche fanfarone. Leggendaria fu quella volta che, alle prove generali, Bracci e Pieroni irrisero l’avversario girando attorno al “Monumento” prima di attraccare per primi al pontile. I ragazzi del Bronx fecero al Palio delle Barche quello che i Guns’n’Roses fecero col rock: lo sconvolsero per sempre perché avevano dentro l’anima dei kamikaze, trascinando tutto e tutti oltre qualsiasi limite. I ragazzi del Bronx incendiarono un’epoca magica che sarà ricordata come un fantastico sogno, una lunghissima estate senza fine. L’anima di quel Luccio vivrà per sempre in ogni Rondolino perché il gruppo del ciclo 1988-1991 era composto da uomini che hanno sfidato l’impossibile diventando Dei. La loro luce illuminerà per sempre il nostro cammino, le loro gesta e fedeltà al Luccio saranno per sempre nel cuore di ognuno di noi; perché ovunque andremo, là troveremo sempre il loro esempio, troveremo gli stessi loro sogni, e converseremo con gli Dei.